mercoledì 10 novembre 2010

Parola di vita di novembre

"Beati i puri di cuore perché vedranno Dio" (Mt 5,8)

novembre 2010



La predicazione di Gesù si apre col discorso della montagna. Davanti al lago di Tiberiade su una collina nei pressi di Cafarnao, seduto, come usavano fare i maestri, Gesù annuncia alle folle l'uomo delle beatitudini. Più volte nell'Antico Testamento risuonava la parola "beato" e cioè l'esaltazione di colui che adempiva, nei modi più vari, la Parola del Signore.
Le beatitudini di Gesù riecheggiavano in parte quelle che i discepoli già conoscevano; ma per la prima volta essi sentivano che i puri di cuore, non solo, come cantava il Salmo, erano degni di salire sul monte del Signore , ma addirittura potevano vedere Dio. Quale era dunque quella purezza così alta da meritare tanto? Gesù l'avrebbe spiegato più volte nel corso della sua predicazione. Cerchiamo perciò di seguirlo per attingere alla fonte dell'autentica purezza.

"Beati i puri di cuore perché vedranno Dio"

Anzitutto, secondo Gesù, vi è un mezzo sovrano di purificazione: "Voi siete già mondi in virtù della Parola che vi ho annunziato" . Non sono tanto degli esercizi rituali a purificare l'animo, ma la sua Parola. La Parola di Gesù non è come le parole umane. In essa è presente Cristo, come, in altro modo, è presente nell'Eucaristia. Per essa Cristo entra in noi e, finché la lasciamo agire, ci rende liberi dal peccato e quindi puri di cuore.
Dunque la purezza è frutto della Parola vissuta, di tutte quelle Parole di Gesù che ci liberano dai cosiddetti attaccamenti, nei quali necessariamente si cade, se non si ha il cuore in Dio e nei suoi insegnamenti. Essi possono riguardare le cose, le creature, se stessi. Ma se il cuore è puntato su Dio solo, tutto il resto cade.
Per riuscire in questa impresa, può essere utile, durante la giornata, ripetere a Gesù, a Dio, quell'invocazione del Salmo che dice: "Sei tu, Signore, l'unico mio bene!" . Proviamo a ripeterlo spesso, e soprattutto quando i vari attaccamenti vorrebbero trascinare il nostro cuore verso quelle immagini, sentimenti e passioni che possono offuscare la visione del bene e toglierci la libertà.
Siamo portati a guardare certi cartelloni pubblicitari, a seguire certi programmi televisivi? No, diciamogli: "Sei tu, Signore, l'unico mio bene" e sarà questo il primo passo che ci farà uscire da noi stessi, ri-dichiarando il nostro amore a Dio. E così avremo acquistato in purezza.
Avvertiamo a volte che una persona o un'attività si frappongono, come un ostacolo, fra noi e Dio e inquinano il nostro rapporto con Lui? E' il momento di ripeterGli: "Sei tu, Signore, l'unico mio bene". Questo ci aiuterà a purificare le nostre intenzioni e a ritrovare la libertà interiore.

"Beati i puri di cuore perché vedranno Dio"

La Parola vissuta ci rende liberi e puri perché è amore. E' l'amore che purifica, con il suo fuoco divino, le nostre intenzioni e tutto il nostro intimo, perché il "cuore" secondo la Bibbia è la sede più profonda dell'intelligenza e della volontà. Ma c'è un amore che Gesù ci comanda e che ci permette di vivere questa beatitudine. E' l'amore reciproco, di chi è pronto a dare la vita per gli altri, sull'esempio di Gesù. Esso crea una corrente, uno scambio, un'atmosfera la cui nota dominante è proprio la trasparenza, la purezza, per la presenza di Dio che, solo, può creare in noi un cuore puro . E' vivendo l'amore scambievole che la Parola agisce con i suoi effetti di purificazione e di santificazione.
L'individuo isolato è incapace di resistere a lungo alle sollecitazioni del mondo, mentre nell'amore vicendevole trova l'ambiente sano, capace di proteggere la sua purezza e tutta la sua autentica esistenza cristiana.

"Beati i puri di cuore perché vedranno Dio".


Ed ecco il frutto di questa purezza, sempre riconquistata: si può "vedere" Dio, cioè capire la sua azione nella nostra vita e nella storia, sentire la sua voce nel cuore, cogliere la sua presenza là dove è: nei poveri, nell'Eucaristia, nella sua Parola, nella comunione fraterna, nella Chiesa. E' un pregustare la presenza di Dio che comincia già da questa vita "camminando nella fede e non ancora in visione" fino a quando "vedremo faccia a faccia" eternamente.

Chiara Lubich

domenica 3 ottobre 2010

Parola di vita di ottobre


"Amerai il prossimo tuo come te stesso" (Mt. 22,39)

ottobre 2010


Questa Parola la si trova già nell'Antico Testamento (2). Per rispondere ad una domanda, Gesù si inserisce nella grande tradizione profetica e rabbinica che era alla ricerca del principio unificatore della Torah, e cioè dell'insegnamento di Dio contenuto nella Bibbia. Rabbi Hillel, un suo contemporaneo, aveva detto: "Non fare al prossimo tuo ciò che è odioso a te, questa è tutta la legge. Il resto è solo spiegazione" (3).
Per i maestri dell'ebraismo l'amore del prossimo deriva dall'amore a Dio che ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza, per cui non si può amare Dio senza amare la sua creatura: questo è il vero motivo dell'amore del prossimo, ed è "un grande e generale principio nella legge" (4).
Gesù ribadisce questo principio e aggiunge che il comando di amare il prossimo è simile al primo e più grande comandamento, quello cioè di amare Dio con tutto il cuore, la mente e l'anima. Affermando una relazione di somiglianza fra i due comandamenti Gesù li salda definitivamente e così farà tutta la tradizione cristiana; come dirà lapidariamente l'apostolo Giovanni: "Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede" (5).

"Amerai il prossimo tuo come te stesso"

Prossimo – lo dice chiaramente tutto il Vangelo – è ogni essere umano, uomo o donna, amico o nemico, al quale si deve rispetto, considerazione, stima. L'amore del prossimo è universale e personale al tempo stesso. Abbraccia tutta l'umanità e si concreta in colui-che-ti-sta-vicino.
Ma chi può darci un cuore così grande, chi può suscitare in noi una tale benevolenza da farci sentire vicini – prossimi – anche coloro che sono più estranei a noi, da farci superare l'amore di sé, per vedere questo sé negli altri? E' un dono di Dio, anzi è lo stesso amore di Dio che "è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato" (6).
Non è quindi un amore comune, non una semplice amicizia, non la sola filantropia, ma quell'amore che è versato sin dal battesimo nei nostri cuori: quell'amore che è la vita di Dio stesso, della Trinità beata, al quale noi possiamo partecipare.
Dunque l'amore è tutto, ma per poterlo vivere bene occorre conoscere le sue qualità che emergono dal Vangelo e dalla Scrittura in genere e che ci sembra poter riassumere in alcuni aspetti fondamentali.
Per prima cosa Gesù, che è morto per tutti, amando tutti, ci insegna che il vero amore va indirizzato a tutti. Non come l'amore che viviamo noi tante volte, semplicemente umano, che ha un raggio ristretto: la famiglia, gli amici, i vicini… L'amore vero che Gesù vuole non ammette discriminazioni: non distingue tanto la persona simpatica dall'antipatica, non c'è per esso il bello, il brutto, il grande o il piccolo; per questo amore non c'è quello della mia patria o lo straniero, quello della mia Chiesa o di un'altra, della mia religione o di un'altra. Tutti ama quest'amore. E così dobbiamo fare noi: amare tutti.
L'amore vero, ancora, ama per primo, non aspetta di essere amato, come in genere è dell'amore umano: si ama chi ci ama. No, l'amore vero prende l'iniziativa, come ha fatto il Padre quando, essendo noi ancora peccatori, quindi non amanti, ha mandato il Figlio per salvarci.
Quindi: amare tutti e amare per primi.
E ancora: l'amore vero vede Gesù in ogni prossimo: "L'hai fatto a me" ci dirà Gesù al giudizio finale (7). E ciò vale per il bene che facciamo e anche per il male purtroppo.
L'amore vero ama l'amico e anche il nemico: gli fa del bene, prega per lui.
Gesù vuole anche che l'amore, che egli ha portato sulla terra, diventi reciproco: che l'uno ami l'altro e viceversa, sì da arrivare all'unità.
Tutte queste qualità dell'amore ci fanno capire e vivere meglio la parola di vita di questo mese.

"Amerai il prossimo tuo come te stesso".

Sì, l'amore vero ama l'altro come se stesso. E ciò va preso alla lettera: occorre proprio vedere nell'altro un altro sé e fare all'altro quello che si farebbe a sé stessi. L'amore vero è quello che sa soffrire con chi soffre, godere con chi gode, portare i pesi altrui, che sa, come dice Paolo, farsi uno con la persona amata. E' un amore, quindi, non solo di sentimento, o di belle parole, ma di fatti concreti.
Chi ha un altro credo religioso cerca pure di fare così per la cosiddetta "regola d'oro" che ritroviamo in tutte le religioni. Essa vuole che si faccia agli altri ciò che vorremmo fosse fatto a noi. Gandhi la spiega in modo molto semplice ed efficace: "Non posso farti del male senza ferirmi io stesso" (8).
Questo mese, dunque, deve essere un'occasione per rimettere a fuoco l'amore del prossimo, che ha così tanti volti: dal vicino di casa, alla compagna di scuola, dall'amico alla parente più stretta. Ma ha anche i volti di quell'umanità angosciata che la TV porta nelle nostre case dai luoghi di guerra e di catastrofi naturali. Una volta erano sconosciuti e lontani mille miglia. Ora sono divenuti anch'essi nostri prossimi.
L'amore ci suggerirà volta per volta cosa fare, e dilaterà a poco a poco il nostro cuore sulla misura di quello di Gesù.

Chiara Lubich

1. Parola di vita, ottobre 1999, pubblicata in Città Nuova, 1999/18, p.7.

2. Lv 19,18.

3. Talmud Babilonese Shabbat, 31a.

4. Rabbi Akiba, cit. in Sifra, commentario rabbinico a Lv 19,18.

5. 1 Gv 4,20.

6. Rm 5,5.

7. Cf Mt 25,40.

8. Cf WILHELM MUHS, Parole del cuore, Milano 1996, p.82.

lunedì 20 settembre 2010

Un luminoso capolavoro. Beatificazione di Chiara "Luce" Badano







L’eroismo possibile a 18 anni. Lo ha riconosciuto il Papa approvando un decreto della Congregazione delle Cause dei Santi, in cui si afferma che Chiara Badano ha praticato in grado eroico le virtù cristiane. Secondo la procedura tipica dei processi di beatificazione, la giovane 18enne viene dichiarata “venerabile”. E’ la tappa immediatamente precedente la beatificazione, quando e se verrà riconosciuta l’autenticità di un miracolo.

Chiara Luce ha concluso il suo ‘viaggio terreno’ il 7 ottobre 1990, dopo due anni di una lunga e dolorosa malattia, un tumore osseo, che le toglie progressivamente le forze, ma non la gioia di vivere. Una gioia conquistata con eroismo.

“L’eroicità si ha quando il comportamento virtuoso si prolunga nel tempo ed è reso particolarmente difficile, tanto che supera il modo normale di agire, manifestando in tal modo la costante determinazione di conformarsi in tutto alla volontà di Dio.” Così spiega Mons. Livio Maritano, Vescovo emerito di Acqui, che ha avviato nel 1999 l’inchiesta diocesana per il processo di beatificazione.

A sostenerla nei momenti più duri della prova è il Vangelo, e l’incontro con un Dio vicino, sofferente anche lui, riscoperto nella figura di Gesù che sulla croce giunge a gridare l’abbandono del Padre. Una fede viva, giovane, che attingeva a piene mani dall’incontro con la spiritualità dell’unità e con Chiara Lubich, avvenuto all’età di 9 anni.

Chiara Badano era nata a Sassello (Savona), il 29 ottobre del 1971, dopo 11 anni di attesa dei suoi genitori. Nell’81, con papà e mamma, partecipa a Roma al Family Fest - una manifestazione mondiale del Movimento dei Focolari: è l’inizio, per tutti e tre, di una nuova vita. Nel suo piccolo paese Chiara si lancia ad amare le compagne di scuola, chiunque le passa accanto, decisa a vivere con radicalità il Vangelo che l’ha affascinata. Si impegna subito con passione nel Movimento, tra le ragazze della sua età.

Ha 17 anni quando un forte dolore alla spalla accusato durante una partita a tennis insospettisce i medici. Cominciano esami clinici di tutti i tipi per definire l’origine del male. Ben presto si rivela l’origine del grave male che l’ha colpita: tumore osseo. Si susseguono controlli medici ed esami e a fine febbraio ’89 Chiara affronta il primo intervento: le speranze sono poche. Nell’ospedale si alternano le ragazze che condividono lo stesso ideale e altri amici del Movimento per sostenere lei e la sua famiglia con l’unità e gli aiuti concreti. I ricoveri nell’ospedale di Torino diventano sempre più frequenti e con essi le cure molto dolorose che Chiara affronta con grande coraggio. Ad ogni nuova, dolorosa “sorpresa” la sua offerta è decisa: “Per te Gesù, se lo vuoi tu, lo voglio anch’io!”.

Nonostante la gravità delle sue condizioni, Chiara, appena la salute glielo permette, partecipa di persona, con gioia ed entusiasmo a quanto si vive nel Movimento dei Focolari.

Presto arriva un’altra grande prova: Chiara perde l’uso delle gambe. Un nuovo doloroso intervento si rivela inutile. E’ per lei una sofferenza immensa: si ritrova come in un tunnel oscuro. Ma trova la forza di ributtarsi ad amare e la luce torna. “Se dovessi scegliere fra camminare e andare in Paradiso – confida a qualcuno – sceglierei senza esitare: andare in Paradiso. Ormai mi interessa solo quello”.

Sin da piccola si era impegnata a vivere il Vangelo al 100%, pur con gli alti e bassi dell’adolescenza. Scrive nella sua agenda rivolgendosi agli amici: “Sono uscita dalla vostra vita in un attimo. Come avrei voluto fermare quel treno in corsa che mi allontanava sempre più! Ma ancora non capivo. Ero ancora assorbita da tante ambizioni, progetti e chissà che cosa (che ora mi sembrano così insignificanti, futili, e passeggeri). Un altro mondo mi attendeva e non mi restava che abbandonarmi. Ma ora mi sento avvolta in uno splendido disegno che a poco a poco mi si svela”.

Il suo medico curante, non credente e critico nei confronti della Chiesa, rimane toccato sempre più profondamente dalla testimonianza sua e dei genitori: “Da quando ho conosciuto Chiara qualcosa è cambiato dentro di me. Qui c’è coerenza, qui del cristianesimo tutto mi quadra”.

Il suo rapporto con Chiara Lubich è strettissimo: la tiene continuamente aggiornata sullo stato della sua salute e sulle sue conquiste e scoperte. Il 30 dicembre ‘89 Chiara Lubich le risponde: “… Ti sento tutta protesa a corrispondere all’amore di Dio e a dirgli il tuo continuo ‘sì’ . Io ti seguo costantemente con la mia preghiera e con tutto il mio amore. Ho scelto la Parola di vita che desideravi: ‘Chi rimane in me ed io in Lui, questi porta molto frutto’. Ciao, Chiara! Chiedo allo Spirito Santo per te il dono della fortezza, perché la tua anima, per l’amore a Gesù Abbandonato, possa sempre ‘cantare’ …

Pur ridotta ormai nell’immobilità Chiara è attivissima: tramite telefono segue il nascente gruppo dei Giovani per un mondo unito di Savona, si fa presente a Congressi e attività varie con messaggi, cartoline, cartelloni; fa pazzie per far conoscere amici e compagni di scuola ai gen e alle gen … Ne invita tanti al Genfest ’90 (manifestazione internazionale dei Giovani per un mondo unito, svoltasi a Roma nel maggio del ‘90), che ha la gioia di seguire in diretta grazie all’antenna parabolica montata sul tetto della sua casa.

All’inizio dell’estate i medici decidono di interrompere le terapie: il male è ormai inarrestabile. Subito la giovane informa Chiara Lubich della sua situazione. E’ il 19 luglio del ‘90: “La medicina ha deposto le sue armi. Interrompendo le cure, i dolori alla schiena sono aumentati e non riesco quasi più a girarmi sui fianchi. Mi sento così piccola e la strada da compiere è così ardua…, spesso mi sento soffocata dal dolore. Ma è lo Sposo che viene a trovarmi, vero? Sì, anch’io ripeto con te “Se lo vuoi tu, lo voglio anch’io”… Sono con te certa che insieme a Lui vinceremo il mondo!”

Chiara Lubich a giro di posta le risponde: “Non temere Chiara di dirGli il tuo sì momento per momento. Egli te ne darà la forza, siine certa! Anch’io prego per questo e sono sempre lì con te. Dio ti ama immensamente e vuole penetrare nell’intimo della tua anima e farti sperimentare gocce di cielo. “Chiara Luce” è il nome che ho pensato per te; ti piace? È la luce dell’Ideale che vince il mondo. Te lo mando con tutto il mio affetto…”

Con l’aggravarsi della malattia occorrerebbe intensificare la somministrazione di morfina, ma Chiara Luce la rifiuta: “Mi toglie la lucidità ed io posso offrire a Gesù solo il dolore”.

In un momento di particolare sofferenza fisica confida alla mamma che nel suo cuore sta cantando: “Eccomi Gesù anche oggi davanti a Te…”. Ormai ha chiaro che presto potrà incontrarLo e si prepara. Una mattina, dopo una notte difficile, le viene spontaneo ripetere a brevi intervalli: “Vieni Signore Gesù”. Sono le 11 quando inaspettatamente arriva a trovarla un sacerdote del Movimento. Chiara Luce è felicissima: da quando si era svegliata infatti desiderava ricevere Gesù Eucarestia. Diventa il suo viatico.

Chiara Luce parte per il Cielo il 7 ottobre 1990. Aveva pensato a tutto: ai canti per il suo funerale, ai fiori, alla pettinatura, al vestito, che aveva desiderato bianco, da sposa… Con una raccomandazione: ‘Mamma, mentre mi prepari dovrai sempre ripetere: ora Chiara Luce vede Gesù…. Siate felici perché io lo sono”. Il papà le aveva chiesto se era disponibile a donare le cornee: aveva risposto con un sorriso luminosissimo. Subito dopo la partenza di Chiara Luce per il Cielo arriva un telegramma di Chiara per i genitori: “Ringraziamo Dio per questo suo luminoso capolavoro”.

La sua fama si diffonde: Chiara Luce diventa ben presto punto di riferimento di molti giovani, che trovano nelle vicende della sua esistenza il senso della vita, un ideale intramontabile. In molti, ogni 7 ottobre, anniversario della sua morte, si radunano nel cimitero a Sassello (SV) per ricordarla.

“La proclamazione della venerabilità di Chiara Badano – dichiara Mons. Maritano - ci stimola a imitare il suo esempio che ci presenta un modo concreto di vivere il Vangelo: un’ulteriore conferma che il cristianesimo è veramente praticabile anche oggi, e anche da parte dei giovani, nelle situazioni ordinarie della vita”. “E’ bene far conoscere la sua testimonianza – continua - per l’aiuto che il suo esempio può offrire a persone di ogni età e condizione”.


In occasione della beatificazione di questa ragazza che ci ha testimoniato come il Vangelo non sia mai fuori moda, ci stiamo organizzando per partecipare alla cerimonia di beatificazione a Roma.

Alcune notizie tecniche:

Programma:

Sabato 25 settembre 2010

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ore 16.00 S. MESSA CON RITO DI BEATIFICAZIONE DI CHIARA “LUCE” BADANO
Santuario del Divino Amore - Via del Santuario, 10 - Roma - Val di Lata
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ore 20.30 UNA SERATA DI INCONTRO CON CHIARA “LUCE” BADANO
Aula Paolo VI - Città del Vaticano

Domenica 26 settembre 2010
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ore 10.30 S. MESSA DI RINGRAZIAMENTO PER LA BEATIFICAZIONE
Basilica di San Paolo fuori le Mura - Via Ostiense, 186 - Roma
Presiede S.Em. Card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato
ANGELUS di SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI (in collegamento)


Il costo è di 105 euro e comprende viaggio e alloggio con colazione. Il pranzo del sabato, la cena del sabato e il pranzo della domenica sono al sacco (per risparmiare).

Si prega di far pervenire iscrizione e acconto (30€) il più presto possibile a:

VICENZA: Fam. Benetti - 0444/574059
ALTO VICENTINO: Fam De Rizzo - 0445/530496
PADOVA: i focolari - 049/618477 e 049/8934055
ROVIGO: Fam. Gallian - 0425/360328
MEDIO BRENTA: Fam. Farina - 0424/510654